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Dune di sabbia
In una tiepida giornata di primavera avevano deciso di passare la giornata in riva al mare. Lasciata l'auto in prossimità di un campeggio, sul lato destro del viale, Cristina ed Alessandro, sposati da circa vent'anni si avviarono verso la spiaggia... x4x
Superato l'ingresso che era sbarrato alle auto ed ai ciclomotori, percorsero una strada sterrata, ombrata, dalla quale si dipartivano sentieri che si addentravano nel folto buio della pineta, per circa una decina di minuti. Al limite della pineta cominciava la sabbia, con poca bassa vegetazione, intercalata da viottoli che congiungevano cespugli più folti. All'inizio di uno di questi viottoli, sdraiate in un avvallamento del terreno, con le cosce aperte, senza reggiseno c'erano due signore abbronzatissime, truccate, coi capelli biondi ossigenati, una parlava al cellulare; ad Alessandro fecero l'impressione di essere in attesa di appuntamenti telefonici, con molto tempo a disposizione da passare nel vizio e nell'ozio. Un uomo con la barba incolta, forse sui trentacinque anni si soffermava a guardarle indisturbato: questo concedeva la natura di quell'antispiaggia; una leggera eccitazione percorse Alessandro. Camminò con la moglie fino al mare, passarono oltre un accampamento di giovani, poi dove c'erano tre grossi tronchi d'albero piantati nel terreno, ritornarono appena verso le dune, "là si sta' meglio, c'è più riparato" gli suggerì forse non troppo ingenuamente Cristina. E lì, si fermarono. La donna si tolse i foiseaux neri, una maglietta anch'essa nera ed un body nero trapuntato di pizzo sul davanti. Indossò un costume nero di un pezzo unico e si sdraiò a ridosso della duna. Cristina come suo solito ripiegò il costume e rimase a seno nudo; aveva un bel seno, si conteneva sodo nella mano, senza smagliature e con capezzoli che sembravano more. Così sdraiata e le cosce leggermente aperte offriva al sole i suoi fianchi di donna ancora bella e forse proprio perché quarantenne ancor più intrigante, complice ed attraente. Ad Alessandro, fiero della bellezza della moglie, faceva piacere vederla suscitare desideri maschili. Uno dei giochi erotici preferiti era quello di farsi raccontare da Cristina vere o verosimili esperienze erotiche vissute dalla donna che non doveva fare certo molta fatica ad inventarsele. Anche se preferiva lasciare sempre il dubbio nel marito. Ogni tanto compariva qualche uomo, soprattutto omosessuali che si cercavano, tra i cespugli delle dune, prima della spiaggia, erano anziani dai capelli grigi con lo zainetto a tracolla e l'asciugamano ripiegato diligentemente sul braccio, erano giovani coi muscoli forgiati da ore passate in palestra. Alessandro lasciò la moglie sdraiata ad abbronzarsi e siccome era ancora presto per mangiare se ne andò a passeggiare sul lungo mare.
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Qualche coppia era più avanti, vicino al mare c'era una giovane ragazza di colore sdraiata con le gambe spalancate coperta appena da un piccolo slip, perfettamente depilata, era con un giovane forse il marito ed un bambino forse il figlio di lui. Qualche altra coppia con donne senza reggiseno, un cane boxer, un alano; un pastore tedesco che andava cacciando lucertole con salti svelti tra le dune. E qua e la restavano i cani curvi sforzati ed immobili a fare i loro bisogni. Un padre faceva volare l'aquilone del figlio. Più avanti c'era un tratto di spiaggia frequentato da soli gay e quanti ce n'erano! Alex tirò di lungo affrettando il passo. Passato quel tratto di spiaggia le persone si diradavano e si cominciava, poco più avanti a vedere fitte file di ombrelloni, forse cominciava uno stabilimento balneare. Alessandro tornò indietro a passo svelto, arrivò da Cristina che ormai erano le 14. Intravide i capelli biondi tra le dune, era appena imbronciata, s'era stufata di stare sola. Mangiarono due grossi panini con insalata pomodoro e maionese, Alessandro si lamentò per la maionese, da sempre non gli piaceva quel sapore dolciastro e melenso, da bere c'era un po' d'acqua e qualche succo di frutta, forse sarebbe stato meglio aver portato una bottiglia di birra. Ma per un giorno si accontentò di quello che passava il convento. Il sole non li mollava un attimo, meno male che si avvertivano sprazzi di brezza. Ma se la brezza ti faceva respirare meglio non impediva al sole di arrossarti la pelle, anzi non te ne accorgevi ma, ed Alessandro lo sapeva per esperienza infantile, quel sole di mezzodì li avrebbe fatti diventare rossi come dei gamberi, e mai modo di dire si rilevò appropriato come in questo caso. Si intravedeva in un cespuglio, poco distante un giovane con un cappelletto bianco in testa, più oltre, verso la pineta, di fronte a loro un uomo anziano con una pancia evidente anche da quella distanza. Quello più giovane ogni tanto sbirciava verso Alessandro e Cristina, poi guardava nel viottolo alle sue spalle nella speranza di veder arrivare qualche bel giovinetto, poi lentamente si avviò verso l'uomo grasso. Un altro con lo zainetto sulla spalla passò davanti ad Alessandro e gli chiese l'ora, accortosi che però non aveva l'orologio al polso e non riusciva a trovarlo nello zaino con cordiale accento toscano gli disse di non preoccuparsi e proseguì nella sua caccia. Ad Alessandro, pareva averlo già visto passeggiare la mattina quando erano appena arrivati. Evidentemente non aveva legato con i giovani gay della spiaggia. Era arrivato frattanto dal sentiero che proveniva dal lato della spiaggia dei gay un uomo sulla quarantina o forse qualche anno di più, vestito con una tuta di colore scuro rigata di bianco, uno zainetto, occhiali scuri da sole e forse anche da vista guardò Cristina e si fermò una decina di metri più distante su di un'altra duna, a fianco del viottolo, di lì poteva vedere bene la coppia ed essere visto, ma rimaneva nascosto dalle altre persone ferme sulla spiaggia così come Alessandro e la moglie. Si veniva a creare tra i tre, e la cosa si capì meglio dopo, con una complice intesa un gioco erotico dapprima sottile.
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Alessandro eccitato si girò verso il mare, così lasciava la moglie libera di giocare e la reazione dello spettatore gli avrebbe rivelato cosa quell'uomo cercava, la sua cultura ed avrebbe capito se la provocazione poteva andare avanti e fino a quando. Cristina con il costume stretto in mezzo alle cosce, con la gamba destra alzata e la sinistra distesa si offriva al sole e all'eccitazione dello sconosciuto. Un altro uomo, più giovane e forse più bello ma con la barba incolta che gli dava tra l'altro un aspetto poco rassicurante si fermò nel viottolo davanti la loro duna, a circa quattro o cinque metri ad osservare con aria avida le cosce aperte al sole di Cristina ed i suoi seni nudi. Cristina con gli occhi socchiusi notò sotto la tuta dell'uomo il membro eretto e provò un brivido di piacere. Alessandro ancora una volta per non disturbare il gioco della moglie si girò verso il mare. La donna apriva e chiudeva lentamente ma non distrattamente le cosce. Poi quell'uomo se ne andò forse in cerca di gay disposti a pagarlo. Ora la coppia era rimasta sola con lo spettatore, un uomo di media statura e di robusta corporatura, fumava ma più che per frettoloso nervosismo, per gustarsi con piacere l'assedio. Si, si rivelò un paziente assediante. Un guardone sarebbe rimasto nascosto dietro i cespugli per carpire le carezze degli amanti fremendo di vederne sempre di più audaci e nel guardare Cristina accarezzare il membro indurito fuori del costume del marito sarebbe certamente arrivato e sfogatosi se ne sarebbe andato scarico e stanco ed inutile. Approfittando del fatto che Alessandro era girato si tolse il costume e cominciò ad esibire il suo membro, in effetti grosso anche se non ancora indurito. Cristina si accarezzò lentamente in mezzo alle cosce, vide l'uomo flettere il membro verso terra ed eiaculare sulla sabbia. Alessandro si voltò e l'uomo si mostrò sdraiato e nudo anche a lui, e continuava a toccarsi il pene ormai calmo ma sempre grosso. Più lontano un anziano omosessuale partecipava guardone allo spettacolo. Ogni tanto l'uomo si rimetteva il costume e fingendo di andare verso la spiaggia, passava vicino a Cristina per meglio poterla vedere o forse sperava che marito e moglie lo invitassero a sedersi con loro. L'assediante sicuramente era esperto di quei luoghi e lì quei giochi forse non erano così rari, forse altre volte il marito aveva chiesto all'uomo di fare godere la moglie e lui si era trasformato in spettatore, forse altre volte il marito era un gay e la moglie gli serviva per attirare altri uomini. Alessandro ora doveva scegliere se farla finita ed invitare Cristina a girarsi con lui e ad ignorare l'uomo fin tanto che non se ne sarebbe andato ma sarà per il sole, sarà per la brezza, sarà per la solitudine del luogo, sarà per i seni duri nudi della moglie decise anche perché era sconosciuto con uno sconosciuto di spingersi con il gioco là dove aveva sempre desiderato arrivare ma o per la grettezza dello spettatore o per paura d'essere riconosciuto s'era sempre fermato. Ma non siamo ipocriti era venuto lì per questo, erano anni che cercava un complice fine ed educato. L'aveva cercato nel buio di un cinema, in un ristorante, in un passaggio in auto, in spiagge solitarie. Accarezzò allora più volte Cristina sopra il costume in mezzo alle cosce e chiese alla donna di fargli sentire quanto era già umida di piacere.
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Cristina si lasciò accarezzare, ma solo sopra il costume. L'assediante capì d'aver vinto o più semplicemente d'averci visto giusto. Cristina si girò di sedere ed Alessandro allora gli mise il costume in mezzo alle natiche e gliela accarezzava, l'uomo ancora nudo si accarezzava il membro e nel momento in cui incrociò lo sguardo di Alessandro gli fece cenno di fare voltare la moglie. Cristina si rifiutò. Allora l'uomo con l'asciugamano avvolto sui fianchi, nudo, andò a fermarsi in ginocchio a circa tre metri dalla coppia e mentre continuava a toccarsi chiese ancora ad Alessandro di fare girare la donna. Alessandro gli fece capire che la moglie non voleva e gli fece segno di allontanarsi; l'uomo si fermò a cinque metri, Alessandro gli fece ancora segno di tornare al suo posto. L'assediante paziente e per nulla stizzito ubbidì. Più volte il gioco dovette fermarsi per il passaggio di altri uomini, forse alcuni avevano intuito il gioco ed i gay indugiavano a guardare il grosso membro dell'assediante. Alessandro interrompendo bruscamente gli fece capire che non desiderava altri sguardi, questo fece sentire l'assediante ancora più complice. Poi Cristina si girò ed allora Alessandro ormai al colmo dell'eccitazione la baciò su di un capezzolo, la moglie presa alla sprovvista diede un piccolo urlo, poi il marito le spostò il costume in mezzo alle gambe, con un dito la sentì quanto era bagnata e la masturbò davanti all'uomo, che per vedere meglio alzò le tendine nere sugli occhiali e mise le mani a cornice come fossero cannocchiali sugli occhi. Allora il pene gli si indurì nuovamente e ancora si masturbava. Lo guardò e sentì un pugno nello stomaco tanto erano forti le emozioni che scatenava in lei quel corpo nudo e slanciato. Scacciò il pensiero e lentamente spostò il braccio per potersi alzare. L'ultima cosa che voleva era di dovergli parlare, doverlo guardare in faccia, e poi per dire cosa? Le solite frasi che si dicono il mattino dopo? No, per carità. Come un gatto si alzò, si vesti alle meglio, prese un biglietto di carta e scrisse qualcosa, poi lo appoggiò sul letto, soffiò un bacio silenzioso in punta di dita all'uomo che continuava a dormire, diede uno sguardo alla casa devastata dalla loro passione e le venne da ridere pensando alla faccia che avrebbe fatto la donna delle pulizie. Poi aprì la porta come un ladro e scese in strada dove l'aria frizzante delle prime luci dell'alba la svegliò del tutto, convincendo quelle strane gocce negli occhi a tornarsene da dove erano venute. Sorrise un po' triste, si disse che aveva bisogno di una doccia, di un buon sonno e anche di una tazza di tè. Salì sulla sua auto parcheggiata proprio di fronte al portone e istintivamente guardò le finestre del terzo piano dove intravide una figura seminascosta da una tenda che la stava guardando. Distolse rapidamente gli occhi e con lo sguardo fisso davanti fece un cenno con la mano in segno di saluto mentre l'auto usciva veloce dal parcheggio. Cristina prese il membro del marito che turgido uscì dal costume, lo accarezzò fino a quando Alessandro per non arrivare le spostò la mano. Cristina si infastidiva quando il marito non si lasciava andare e voleva prolungare il piacere. Erano le quattro, quando Alessandro decise di smettere di giocare. Cristina si spogliò del costume si offrì per l'ultima volta nuda allo sguardo dell'uomo, si rimise il body si rivestì anche Alessandro che quasi era tentato di salutare l'assediante complice ma Cristina non volle. La coppia si avviò verso il mare per tornare poi verso la pineta. Alessandro si voltò e vide l'uomo togliere l'assedio, ma non li seguì.
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Così doveva essere: la coppia e l'assediante finito il gioco dovevano tornare, sconosciuti nella normalità della vita. Ti sto aspettando, sto aspettando di vederti comparire da un momento all'altro. Inganno i pochi minuti che mi separano dal tuo inevitabile e ormai prossimo arrivo tentando di concentrarmi su un articolo del quotidiano appena acquistato. Leggo le parole che non hanno però alcun significato per me, la mia mente troppo presa nel figurarmi per l'ennesima volta il nostro incontro. Non ho idea di come reagirai quando i tuoi occhi incontreranno i miei, ma so già che la tentazione di gettarti le braccia al collo, d'essere afferrata dalle tue braccia sarà incontenibilmente forte, la tentazione di stringermi a te per farti percepire il calore del mio corpo, la tentazione di guardarti negli occhi un istante prima di chiuderli mentre affondo la mia lingua nella tua bocca, la tentazione di circondare delicatamente con le mie mani il tuo viso per guardarti fisso vedendomi riflessa nei tuoi occhi . So già che resistere all'impulso di fare tutto ciò sarà quasi impossibile. Non ho fatto nulla di tutto quello che avrei voluto, tu ed io probabilmente troppo imbarazzati. Forse allora tu farai quanto mi hai raccontato l'altro giorno al telefono? Una volta avvicinati alla mia macchina mi avresti spinta su di essa per schiacciarmi con il tuo corpo e le tue mani frenetiche mi avrebbero accarezzato cercando di indovinare le mie morbide forme attraverso i vestiti, mentre le tue labbra e la tua lingua assaporano il gusto della pelle del mio collo? Nulla di tutto ciò. Siamo saliti cercando di rompere il ghiaccio che non c'è quando ci scriviamo e ci parliamo per telefono. Parole su parole su parole. Mi racconti di te ed io ti racconto di me. Piccoli episodi della nostra vita, piccole ma grandi esperienze che hanno segnato e modificato il nostro carattere. Ci raccontiamo delle nostre famiglie di aneddoti divertenti, ma poi quasi a seguire un tacito e concordato codice di comportamento non parliamo più di loro. Ci concentriamo su noi stessi per tenere il mondo lontano da dove siamo. Esistiamo solo noi e siamo tutto ciò di cui in questo momento abbiamo bisogno. Non voglio essere qualcun'altra, voglio essere me stessa, voglio farti vedere come sono, a rischio di farti fuggire. Voglio farti vedere la grandezza delle mie emozioni, voglio farti vedere l'onda travolgente di turbamento che la tua vicinanza mi provoca. Mi fermo, finalmente. Il buio ci circonda, il crepuscolo ha lasciato il posto alla notte e solo la fioca luce di un lampione sopra di noi illumina l'abitacolo e i nostri visi.
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Inserito: 20.04.05 18:29 | Il Blog del Sito