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14.05.05

La Zingara

Mia figlia ha gli anni di zingara che aspetta il primo figlio, ha gli anni di indiana ammantata da fiori d’arancio promessi da tempo, è bella quanto quel fascio di luna che m’ha rischiarata quella notte d’aprile, quando tremante nel letto avevo i suoi anni. Non ho avuto alcun dubbio di come a breve sarebbe cambiato il mio corpo, di come da subito sarebbe cambiato il mio mondo.
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Che direbbe mia figlia se sapesse quante volte convinta ho aspettato il mattino, quante volte sull’orlo ho ascoltato sirene per sgonfiare la bolla piena di solo imbarazzo. Ora ho il doppio dei suoi anni e ancora mi domando per quale strano caso sia venuta al mondo, da quale errore sia nata questa stupenda creatura che, se natura volesse, vorrei ancora portare dentro e cogliere l’emozione che al tempo mi dava solo disagio. Sapesse mia figlia quanti suoi coetanei sono affogati nel fiume prima di nascere, quanti ancora hanno visto la madre per pochi secondi, per poi giurare convinti d’essere figli di donne che non hanno mai partorito. Dalle mie parti è cosa normale che la figlia più grande sia destinata a suo padre, che al primo rossore che colora mutande sia pronta per essere donna. Ma a me non è successo, perché la luna ha rischiarato i ciuffi di erba che calpestavo, m’ha illuminato la strada per fuggire di notte da quei fiati di vino che ogni sera sentivo più forti e vicini. Fino a ritrovarmi in una città poco distante ad aiutare una lontana parente ad offrire rose e gardenie, sorrisi e fortuna a belle dame sottobraccio a signori. Passò qualche giorno finché una signora vestita di seta accarezzò la polvere sulla mia faccia, e subito dopo mi comprò pane e sapone. Ero bella, ero bella davvero, con la voglia nel cuore e i capelli di grano, quando mi ritrovai sopra un divano a mostrarmi spoglia come quando facevo il bagno nel fiume. Ed ero contenta perché mi davano attenzione, perché la bella signora m’aggraziava ogni sera per prepararmi all’evento. Passarono dei mesi, dove imparai a camminare con una moneta sulla testa senza farla cadere o ad accavallare le gambe che al tempo desideravano solo correre e cadere e sbucciarsi contro le zolle di terra arida quando non piove. Ma non avevo rimpianti! Non cercai mai di fuggire da quella casa di tende e pomelli, di tappeti e divani che ospitavano donne fatte di stoffe e profumi, di seni di carne che saziavano la fame di truppe e i digiuni di uomini soli. E parlavano a modo pur essendo volgari, intercalando da vere signore quel pene di maschio che a sera imbrattavano di rossetto fino a vederlo sazio e sconfitto. Aspettavo solo impaziente il momento di sentirmi come le altre, desiderata mentre salivo le scale, seguita da quegli occhi avidi e giovani che a breve si sarebbero confusi nei miei.

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Avevo un’unica amica che invidiavo dall’alba al tramonto e soprattutto di notte quando sola andavo a dormire, mentre lei vestita di fiori passava le ore sui divani, spartendo le gambe a sguardi e carezze fino a quando la frenesia di maschio non può più trattenersi, e suddita cede salendo le scale. Margherita aveva gli stessi miei anni, ma una vita più disgraziata che l’aveva condotta già pronta ed esperta dentro quella casa di bambole. Nei momenti da sole mi dava consigli, mi spiegava per filo e per segno di come si doma una voglia dando a vedere il contrario, di come s’accalappino gli uomini ospitandoli il prima possibile dentro un ventre di donna, perché, da quando è nato il mondo, è la loro unica conquista, l’unico trofeo, che se potessero lo imbalsamerebbero appendendolo al muro. Perché una volta che è dentro una puttana può già riposarsi, pensando ad altro o a niente, in attesa che esploda il liquido maschio, convinta d’aver fatto a pieno il proprio dovere. Lei veniva a trovarmi dopo aver fatto l’amore, dopo che l’uomo di turno l’aveva conciata di santa ragione, tanto da non potersi sedere o accavallare le gambe tenendole aperte per tutta una notte. A fatica s’appoggiava sul bordo del letto e mi bucava la pelle con le sue unghie lunghe già rosse, con le sue mani che odoravano ancora di sesso di maschio, con le sue dita appiccicose di seme raffermo, ma piene di brama che al tempo credevo di sola amicizia. Negli anni, col corpo pieno di nausea e uomini, ho ceduto alle sue grazie fino ad essere ora testarda e convinta che solo una donna può scoparti anima e corpo, può scavarti in profondo dove nessun pene potrebbe mai arrivare. Ma al tempo, alla bella signora non chiedevo altro, solo che la voglia di chiunque sarebbe stato il fortunato, fosse acerba come la mia, come il sapore delle pere rubate all’albero prima del tempo. Di notte, tra i sospiri delle altre stanze, l’immaginavo soldato con la foto nella tasca del petto di sua madre lontana, che, come ospite inatteso, mi chiedesse permesso prima d’entrare. Era bello il mio soldato, unico uomo al mondo che nel sogno non rideva davanti alle cosce vergini di una puttana, davvero intatte in qualsiasi parte il suo desiderio si fosse posato. Ogni sera mi pareva di sentirlo, mi chiedeva se era giunto il momento, se non fosse per caso quella la notte che la mia padrona aveva deciso. Mi baciava e m’accarezzava fino a sentire le sue dita tremanti e leggere, proprio uguali alle mie! E poi tornava impalpabile trattenendosi sopra la mia parte più umida ormai pronta a darsi oltre quel sogno che ricorreva di notte sopra quel letto.

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Ma piansi lacrime e delusione quando venne il mio tempo e la padrona m’indicò un uomo che sapeva di tabacco e lavanda, con le rughe sul volto più nette di quelle di mio padre. Premurosa cercò di rendermene conto, d’avermi affidato ad un vecchio esperto e tranquillo, ma non ci fu verso e ragione finché, per nulla convinta, salii quelle scale con la morte nel cuore e il tremore evidente tra le gambe insicure. E fu amore, almeno di quelli dove il maschio non deve sforzarsi d’inventare illusioni e parole per spalancarti le gambe, almeno di quelli dove la donna si sente più donna, montata sul muro o ai piedi del letto e non finge di provare pudore. E fu amore, almeno di quelli che finora ho visto e sentito, ed ancora credo che non ce ne siano altri, perché non c’è sentimento che tenga quando l’orgoglio avido di maschio ti prende e t’inchioda, perché non c’è affetto dentro un pene che ti tappa la bocca o ti cerca nel fondo per misurare negli urli di femmina la propria potenza. Mia figlia pensa di essere sfortunata perché la sorte le ha riservato una madre che gira il mondo illudendosi di fare l’attrice, ed un padre che non ha mai visto e nessuno ne potrebbe parlare! Se sapesse mia figlia da quale seme è sbocciato il suo fiore, quale destino l’ha fatta così bella. Cosa direbbe se sapesse che ogni tanto dai padri bisogna solo fuggire per poi farti pagare dal primo che hai accolto per generare un tesoro. Non capirebbe né ora né mai, come non riesce ora a capire questo collegio circondato da prati dove crescono rose che non hanno spine e sterpaglie. Alle volte mi sembra d’impazzire pensando che alla stessa sua età sapevo benissimo cosa ci fosse sotto la terra rimossa o dentro sacchetti di plastica che affioravano dal fiume. Sapevo benissimo perché quella notte, rischiarata dalla luna, fuggii senza destino. Tutto ciò che è successo in seguito non ha nessuna importanza, come quei tanti uomini che ho dovuto ospitare e m’hanno presa fino a poco prima che lei nascesse, eccitati dal mio stato che a malapena tenevo segreto. Ora la guardo innocente che dorme e mi si spezza il cuore di doverla lasciare, di dover aspettare un’altra domenica quando gli uomini tutti la dedicano alle mogli. La casa di bambole è stata chiusa dalla legge per sempre qualche anno più tardi, ma per noi ragazze il lavoro non si è certo interrotto, perché finché esistono gli uomini, al mondo ci saranno sempre puttane!

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Scandalo nazionale in Perù per una diciottenne di Lima che ha deciso di mettere all'asta la sua verginità. L'opinione pubblica la accusa di disonorare la sua patria. Graciela Yataco, conosciuta come Gracia nella professione di attrice e modella, vive nella periferia della capitale peruviana. Lavora da quando ha dodici anni, ma solo da un anno ha intrapreso la carriera nel mondo dello spettacolo. "Guadagno circa 60 dollari al mese. Ma non bastano e non voglio rimanere povera tutta la vita", ha dichiarato la Yataco in una intervista a BBC news. Graciela è balzata agli onori della cronaca dopo aver pubblicizzato su giornali, radio, televisioni e Internet la decisione di mettere all'asta la sua verginità e concedersi al miglior offerente. La sua scelta è diventata una questione pubblica nazionale; giornali e talk show si occupano del caso e l'opinione pubblica prende posizione. C'è chi pensa si tratti di prostituzione, chi le consiglia uno psicologo, chi pensa Graciela sia solo più scaltra delle sue coetanee. La maggior parte dei giudizi è comunque particolarmente duro. Il Perù è un paese profondamente cattolico e questo caso ha ferito l'orgoglio nazionale. "L'offerta più alta mi è arrivata da un canadese: 1.500.000 dollari per fare sesso con me. Per il momento gli ho detto di no. Mia madre mi ha fatto capire che i soldi non sono la felicità", ha raccontato Graciela. Dopo il suo rifiuto, si è diffusa l'opinione che l'asta non sia altro che una trovata per farsi tanta pubblicità gratuita.

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Inserito: 14.05.05 11:40 | Il Blog del Sito

06.05.05

Tradimenti

Non posso pensare che non sospetti di nulla, che dopo una notte passata fuori di casa lui dorma ancora placido e tranquillo. Con le scarpe in mano e l’ansia di fianco scivolo in punta di piedi lungo il corridoio, mi chiudo in bagno e mi chiedo come è possibile che anche questa volta l’ho passata liscia ed ho fatto mattina.

Saranno quasi le sei! L’alba già alta ha illuminato da tempo gatti e poliziotti di turno, ha messo a nudo i pentimenti di quelle come me che ogni volta rientrando sentono gli odori familiari di casa e giurano che sia l’ultima. Tra poco s’alzerà e mi vedrà in queste condizioni, ma come è possibile che non s’accorga che sua moglie ha passato un’intera notte fuori dal letto? Come è possibile che mai un incubo lo svegli per caso o gli faccia allungare un braccio qualunque per rendersi conto? Tra poco mi guarderà credendo che sia già pronta per andare a lavoro, che sia già vestita e che manchino solo due tacchi perfetti per riportarmi fuori di casa. Ma la mia faccia non può lasciare dubbi, non convincerebbe nessuno che ha passato la notte sopra un cuscino! Come vorrei che se ne accorgesse, che queste tracce di trucco che strucco siano solo lampanti residui di una notte passata lontano dai suoi sogni. Come vorrei che m’alzasse appena la gonna per rendersi conto come s’è conciata sua moglie, per vedermi come m’ha ridotta la follia e la voglia di un amante che, nonostante una notte d’amore e pazzia, sono sicura, ancora vorrebbe. Eppure non faccio tanti passi nella notte, salgo solo venti gradini mentre mio marito mi crede da tutt’altra parte, in pena per una zia che neanche conosce, che neanche conosco. Ed invece non sa che salgo solo al piano di sopra, non sa che mentre vado verso il mio paradiso mi cambio e mi trucco per essere bella, per essere attraente appena si apre la porta. Ecco, sento la sveglia tra poco si alza! Tutto assonnato verrà a baciarmi il collo e i capelli. Mi viene l’angoscia solo al pensiero che sia questa la volta, che faccia un respiro profondo ed attacchi le mille prove che sbadatamente lascio e tralascio per casa. Basterebbe davvero un respiro intelligente per annusare quest’odore di voglia indelebile tra i miei capelli biondi asciugati al sudore. O un’occhiata più viva sui miei occhiali scuri che ora poggiati accanto allo specchio parlano da soli. Quella macchia biancastra è l’evidenza di quanto io possa essere irrecuperabile e persa, in balia di ogni voglia bizzarra che la notte ingrandisce e consuma. Se sapesse come diavolo mi sono ridotta a farmi cercare più corpo che anima al piano di sopra, senza per questo sentire il minimo rimorso d’interrompermi in tempo e scendere le scale. Mi prometto ogni volta d’avere giudizio, tra le cosce che misere si spalancano ad un cenno, d’avere ragione sul mio sesso che ad un’ora e non oltre mi ridia il contegno di signora perbene. Ma ogni volta rimando, ripromettendomi altri dieci minuti che diventano ore, che se fosse per il mio sesso andrei oltre la luce di qualsiasi alba, oltre il risveglio di qualsiasi marito che in preda al panico penserebbe solo ad una disgrazia.

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Alle volte mi sale la rabbia, ma l’istinto mi ferma. Vorrei confessargli per filo e per segno come stanno le cose: “Cazzo! Ma come fai a dormire sonni tranquilli e non ti sfiora nemmeno nel sogno il dubbio che tua moglie si fa sbattere di santa ragione proprio sopra la tua testa! Che quei rumori che senti non sono altro che il mio desiderio sfrenato che muove reti e spalliere, che s’incastra nello stipite più stretto per sentirsi più presa! Come fai a non pensare che, se ti rifiuto, sono già piena, che non c’è nessuna zia che sta per morire, o peggio una cugina o qualsiasi balla che mi salta nella testa.” E quelle balle non le scelgo perché siano credibili, ma solo coerenti alle altre che ricordo a memoria. E così mia zia avrà una figlia e la cugina un marito e poi dei figli, una casa in campagna che c’impiego del tempo lungo quella strada sterrata dove facilmente si buca. E mio zio ha una macchina ed una volta mi ha riportato in dietro, mentre pioveva, pioveva a dirotto. Hanno un cane, un incrocio a pelo lungo che chiamano Lenny. E Lenny una volta mi ha strappato il vestito e questi aloni di macchie bianche che vedi sugli occhiali è solo acqua di grondaia che sgocciola dal tetto rifatto. E così via fino a sorprendermi distratta che tutto questo sia vero, che la sera non salgo le scale, ma prendo davvero la macchina e mi faccio chilometri per ritrovarmi distesa nel letto o appoggiata ad un muro dove solo là mi rendo conto di non essere uscita. Incamero piacere che mi deve durare una settimana, e se salta quindici maledetti giorni! Perché come in tutte le storie che si rispettino, lui è sposato! Ha una moglie che ogni mercoledì fa il turno di notte. Mi viene da domandarmi se conosce mia zia. A guardarla in faccia ha gli anni di mia cugina. Chissà se in qualche parte di mondo si sono mai incontrate! Quando il mercoledì esce sento inconfondibile il rumore dei suoi tacchi. Hanno la stessa mia andatura, lo stesso suono quando salgo le scale, penso ogni volta che lei non ha bisogno di una zia malata! Ci scambiamo semplicemente gli uomini, io corro dove lei sta fuggendo, mettendo a rischio la mia vita per un altro rifiuto! Chissà se il suo amante ha un’altra donna che a suo volta corre al capezzale di un’altra zia. Tutto ciò mi ricorda quando da piccola giocavo ai quattro cantoni ed era sufficiente che qualcuna di noi non rispettasse il sincronismo per perdere il posto.

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Perché lei rifiuta quello che io cerco? Se mio marito rimane nel proprio letto ci deve essere un’altra donna nel mondo che rompe la catena, che non corre e non fugge! Ora lo sento. “Eva ma ti sei già alzata?” Sapesse quanta voglia avrei di dormire, proprio adesso che non sono più schiava dei miei sensi, proprio adesso che un sonno profondo mi rigenererebbe cuore e cervello! Mi sbrigo e mi metto gli occhiali perché non voglio che veda i miei occhi in queste condizioni, sarebbe come confessare che ho un amante a tutti gli effetti, che mia zia risiede solo nella fantasia delle mie fertili scuse. Sarebbe come dirgli che non c’è stato un bacio soltanto, che da ieri sera fino all’alba m’ha trafitto ogni parte che mi distingue dal maschio. Ma vorrei anche dirgli che è rimasto lontano dal cuore perché anche nella fantasia più feconda è difficile inventarsi un pretesto. Non c’è amore quando mi prende, non c’è affetto quando supina lo invoglio, quando in ginocchio mi buca la parte migliore. Senza togliermi gli occhiali lo tento, lo tento nel posto dove a quell’ora escono solo parole deformi, che se volesse potrebbe non sentire, senza per questo turarsi le orecchie o usare le mani. Sono lì preda che eseguo e mi domando se davvero tutto ciò non potrei averlo senza uscire di casa. Nonostante sia più che convinta non riesco a controllare l’istinto che dopo cena come calamita mi risucchia e m’attira, mi contorce ogni parte del mio ventre dove ormai è localizzata la mia coscienza. Non ha nulla che non abbia mio marito, nulla che incontrandolo per strada mi faccia calpestare almeno un piccolo dubbio per cui valga la pena di rischiare a questo modo. E’ semplicemente un rifiuto di un'altra donna, meno interessante di qualsiasi uomo che mi brama e mi considera inavvicinabile. E’ quasi calvo con una foresta di peli sopra il petto, nei momenti di intimo emana un grugnito che non sopporto, ma forse è proprio questo che m’attrae, questo proibito che mi rende imbecille e irrazionale, questo disgusto dove faccio accovacciare il suo sesso. Per lui mi faccio bella, passo ore a truccarmi e poi ricomincio daccapo quando penso di essere pronta, quando sono quasi convinta che nessuno potrebbe resistermi. Per lui mi faccio troia, ed è l’unico che può dirmelo, che può scandire le due sillabe dentro la mia bocca che chiede ed ingoia vapore.

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L’unico che mi obbliga a tenermi su questo paio di occhiali e che può deridere mio marito che dorme placido e tranquillo, mentre lui si sbatte la sua donna di santa ragione. Se la sbatte fino a raschiarle le ossa, fino all’ultimo spillo di piacere, fino a quando, se ci fosse un gallo, canterebbe davvero. Ora eccomi davanti a questo specchio, mi domando fino a quando potrà essere così falso e riflettere occhi innocenti, fino a quando mio marito chiuderà i suoi per non vedermi, per non vedere questa donna che fino a poco prima si sentiva ripiena come un cornetto alla crema. Non mi domando se sia lecito! Perché se non lo fosse farei lo stesso! Alle volte fantastico che mio marito ne sia al corrente, che quando esco ne aspetta un’altra più bella, ma forse mi fa solo piacere pensarlo tra le braccia d’un’altra che come me svuota le sue voglie fuggendone all’alba. Perché sarebbe più indolore il tradimento, perché sarebbe come una doccia che porta via le colpe. Eccolo ora assonnato dorme in piedi sulla mia spalla, mi domanda come sta mia zia e a che ora sono rientrata. Ma è sicuro di me e non c’è malizia nel voler sapere! Ora come al solito mi mette una mano tra le gambe, quasi per costatarne la misura. Sembra quasi che voglia sapere quante volte questa notte m’hanno fottuta, quanto piacere ho goduto, quante volte l’ho ospitato e quanto dura ogni volta! Lo amo e gli voglio bene e non so se direi lo stesso senza quel coso dritto che mi fotte a settimane. Penso che tradirlo è un attimo di gratitudine e se fosse coscienzioso dovrebbe baciare ogni gradino di queste scale, ogni centimetro della mia pelle ancora arrossata. Mi guarda come se stesse pensando le stesse cose, come se tra il suo sonno ci fosse una colpa altrettanto profonda che striscia e che pesa. Lo bacio, mi faccio baciare senza che lui ora ne possa indovinare il motivo, senza che io ne possa indovinare quest’ardore che, tra le pieghe della mia gonna ancora intatte, mi gualcisce l’ultima convinzione che questa notte l’ho tradito davvero!

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Alla morte dei genitori il giovane Masahiko si trasferisce dagli zii. La situazione in casa si presenta alquanto bizzarra, dato che lo zio è in realtà una "lei" e la zia un "lui". A complicare ulteriormente le cose ci si mette Shion, figlia dei due, della quale il protagonista si invaghisce pur non avendo chiaro quale sia in realtà il suo sesso. Sono esilaranti le parti in cui il ragazzo si trova a dover vestire i panni di Masami: la sua controparte femminile! Come al solito l'autore costruisce un manga formato da piccole storie e che vagamente segue una trama unica e di ampio respiro. Resta tuttavia degno di nota lo splendido tratto. Miho è una bambina che frequenta la terza elementare. Grazie alla magia di due folletti provenienti da un altro mondo riesce a trasformarsi in una splendida quindicenne. Miho, nei panni di Fancy Lala comincerà a lavorare come modella e cantante riuscendo persino a conoscere Hirota, famosissimo ragazzo-idol di cui è innamorata. Purtroppo però la carriera di Lala è destinata a finire in fretta, infatti Mogu e Pigu,i suoi due folletti, si ammalano a causa dell'utilizzo eccessivo della magia. Persino la sua rivale di lavoro e in amore, Miki comincerà a preoccuparsi per la scomparsa di Lala. Ma di lei rimarrà solo un bel ricordo. All'interno sono presenti anche alcune storie brevi molto carine. Quest'opera è destinata soprattutto ad un pubblico femminile molto giovane, la lettura è scorrevole, i disegni sono puliti, dal tratto leggero e ben curati. Punto di forza della serie è il tratto. Non potendo disporre dei mezzi televisivi l’autore ha deciso di colpire il pubblico con un tratto molto particolare e originale. Pur curando con dovizia tutti i particolari infatti ha rappresentato tutti i personaggi abbozzandoli come se fossero schizzi per un cartone animato. L’effetto finale, che comprensibilmente potrebbe non piacere, è estremamente interessante. Una serie consigliata a chi piace il disegno non convenzionale o comunque a chi, adorando la serie OAV, desidera continuare a leggere le avventure di Naota, Mamimi e Haruka.

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Inserito: 06.05.05 15:59 | Il Blog del Sito

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